ESORADIONET - Domenico Muratore


FOTO

Nel lontano 1960, quando abitavo in Calabria, i miei genitori mi regalarono una Ferrania. Era una macchina di plastica nera con obiettivo fisso. Essa permetteva di fare foto con il flash. Era questa, la sua caratteristica principale. Ricordo che era dotata di un ombrello argentato apribile in cui dovevano inserirsi delle lampadinette speciali che producevano il lampo. La cosa piu' difficile, allora, era trovare quelle lampadine. Le mie ricerche si estesero fino a Cosenza. Le trovai in un negozietto di periferia. Che felicita' quando le ebbi in mano! Avrei potuto disporre di quella macchina totalmente. Iniziai a fotografare: gente, luoghi, oggetti. Scoprii un mondo vicino e tanto diverso. Un mondo che anche se abituale mi era sconosciuto. Quello strumento mi fece intraprendere la via di un'arte creativa inconsueta, basata sul modo di vedere, di percepire vibrazioni sottili, di scoprire, suggellandoli nel tempo, il dolore e la gioia celata tra le pieghe delle rughe, il sorriso di bambini felici per un tozzo di pane e la calma maestosita' della vecchiaia. La scuola e l'impegno che i professori pretendevano mi consentiva di dedicarmi saltuariamente alla mia passione ma alla fine dell'anno scolastico ogni momento era dedicato alla mia ricerca. Imparai a sviluppare i negativi e le positive presso un laboratorio fotografico. L'unico della citta'. Il titolare, uomo schivo e di poche parole mi insegno' come fare, con polverine strane e strani miscugli, il rivelatore ed il fissaggio. Grande fu la mia meraviglia nell'apprendere che una precisa variazione di temperatura avrebbe dato alle mie immagini l'impronta pittorica. Sperimentai, sperimentammo e quando egli capi' la mia fervente passione volle accompagnarmi nelle mie scorribande fotografiche per riprendere la bellezza delle cose inutili, la semplicita' di un mondo contadino, oggi scomparso. Un giorno mi disse:" ti faccio vedere delle foto che non ho mai fatto vedere a nessuno". Apri' un enorme scatola di cartone e uscirono immagini di una bellezza inaudita. Rimasi sbigottito. Le tonalita' di grigio, la perfetta sincronia del bianco e nero, la granulosita' gestita ad arte, le tematiche: la mattanza dei tonni, le feste popolari, i volti, facevano di quelle immagini, immagini uniche. Mi resi conto che era un vero artista. " Vedi - mi disse - se fossi nato in un altro luogo avrei avuto un futuro ma qui non posso fare altro che gioire da solo di quello che ho prodotto. E poi, la fotografia, in questa cittadina, non la capisce nessuno. Per vivere devo fare quello che non mi piace: foto di matrimoni, di battesimi, di compleanni. Ma vuoi mettere a confronto il viso espressivo di questa vecchia donna con quella foto da sposa?" Cosi' dicendo indicava una foto sbiadita appiccicata instabilmente su di un muro consunto dal tempo. " Perche' non fai una mostra?" - " E chi la capirebbe!" mi rispose. Aveva forse ragione! Ogni tanto quando vado indietro nel tempo, io lo rivedo quello strano personaggio che mi insegno' i segreti di quest'arte e mi rammarico per non aver chiesto una sua foto. Penso che se fosse vissuto fino ad oggi, con questo mezzo di comunicazione meraviglioso che e' internet, avrebbe potuto partecipare tutti del suo estetismo segreto e delicato. Dopo gli studi universitari scelsi come citta' di lavoro Milano. Bellissima citta'! Cambiai molte macchine fotografiche, presi due ingranditori, passai alla foto a colori, sperimentai il pittorialismo ma il ricordo della mia prima vecchia macchina e del mio primo maestro, il ricordo dei miei luoghi, dei passati volti consunti, dei momenti creativi vissuti, mi accompagna come una foto accompagna il momento che in se' ha racchiuso.

Domenico Muratore